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Gli Ionici e il problema dell'arche

La Prima Riflessione Filosofica  (VII-VI a.C.)




I primi filosofi dell'Ionia, tra cui Talete, Anassimandro e Anassimene, cercavano di rispondere a interrogativi fondamentali. Avevano basi di conoscenze tecniche e scientifiche ereditate dalla Media e dalla Babilonia. Talete eseguiva calcoli astronomici e prediceva eclissi, mentre Anassimandro introdusse la prima carta geografica e conoscenze per costruire orologi solari. Inoltre, cercarono di spiegare fenomeni atmosferici in modo naturale, abbandonando spiegazioni mitiche. Questi filosofi furono tra i primi agrimensori, geografi e pensatori a cercare un principio originario (arché) da cui tutto derivasse, rappresentando sia la materia che la forza generatrice del mondo, nonché la legge divina che lo governa. Ogni milesio aveva una visione specifica di questo principio.

L'arché è un termine il di origine greca che significa "principio" o "fondamento". I pensatori come Talete, Anassimandro e Anassimene cercavano di individuare l'arché, ossia il principio originario da cui tutto nel mondo derivasse. Questo principio poteva essere visto come la materia primordiale, la forza generatrice o la legge universale che governa l'universo.







TALETE: L'ACQUA COME PRINCIPIO ORIGINARIO

Talete, uno dei primi filosofi presocratici, sosteneva che l'acqua fosse il principio primordiale da cui tutto derivasse. Aneddoti su di lui, raccontati da filosofi successivi, rivelano aspetti della sua vita. Un aneddoto menzionato da Platone lo ritrae come un filosofo concentrato sullo studio dei fenomeni celesti, ma distratto dalla realtà quotidiana. Un altro racconto di Aristotele dimostra che Talete era un uomo abile, in grado di sfruttare le previsioni meteorologiche per ottenere profitti, come il noleggio dei frantoi in previsione di un abbondante raccolto di olive.

Talete non era solo un filosofo ma anche un uomo politico, che cercò di unire le città greche dell'Ionia in uno stato federativo. Inoltre, si distinse come matematico e fisico, scoprendo teoremi di geometria e le proprietà del magnete.

La sua teoria filosofica sosteneva che l'acqua fosse il principio fondamentale dell'universo. Egli credeva che inizialmente esistesse solo l'Oceano da cui nacque la vita e che successivamente si formarono la terra e i corpi celesti. Talete immaginava il mondo come un disco o una zattera galleggiante sulle acque del mare, con l'acqua come elemento primordiale da cui tutto derivava e a cui tutto sarebbe ritornato alla fine. Questa visione era in parte condivisa con altre civiltà antiche che consideravano l'acqua un elemento divino e fonte di vita.

Talete si discostava da spiegazioni mitiche o religiose, cercando invece una spiegazione razionale per la natura del mondo.





ANASSIMANDRO: L'APEIRON COME FONDAMENTO DEL REALE

Anassimandro, un contemporaneo di Talete, propose una filosofia ancora più distante dai miti cosmogonici. Egli fu il primo a usare il termine arché e individuò la sostanza primordiale dell'universo nell'ápeiron, che significa "senza confini" o "sconfinato." Questo principio era indeterminato e non limitato, a differenza dell'acqua di Talete o dell'aria di Anassimene.

Anassimandro fece un passo significativo verso un'interpretazione più complessa della realtà, abbandonando l'idea di una sostanza specifica come arché. Egli sosteneva che il principio da cui derivano tutte le cose non può essere identificato con una sostanza specifica ma deve essere una realtà indistinta.

Inoltre, Anassimandro si interrogò su come le cose derivassero dall'ápeiron. Egli credeva che questo processo coinvolgesse separazione e differenziazione, governate da una legge necessaria chiamata "Dike" (la Giustizia). Questa separazione avveniva attraverso un movimento rotatorio, in cui caldo e freddo, secco e umido, e altri opposti si sviluppavano, generando mondi infiniti destinati a cicli eterni di dissoluzione e ricomposizione.

Anassimandro sottolineò che questa separazione era causa di molteplicità e differenza tra gli esseri e portava a conflitti e guerre. Credette che il rimedio a questa "malattia" della differenza fosse la morte, in modo che tutti gli esseri viventi, non solo gli esseri umani, potessero ritornare all'unità originaria da cui derivano.

Il verso di Anassimandro che afferma: "Tutti gli esseri devono, secondo l'ordine del tempo, pagare gli uni agli altri il fio [la pena] della loro ingiustizia" suggerisce che la colpa da espiare sia la nascita, poiché implica la separazione dall'unità primordiale.








ANASSIMENE: L'ARIA COME PRINCIPIO DELLE COSE:

Anassimene, che visse tra il 586 e il 525 a.C. a Mileto, si interessò anch'egli alla ricerca naturalistica. Identificò il principio primario dell'universo nell'aria o "respiro" e lo paragonò all'aria che sostiene la vita umana: "Come l'anima nostra, che è aria, ci sostiene, così il soffio e l'aria circondano il mondo intero."

Anassimene condivise con i suoi predecessori, Talete e Anassimandro, l'idea di infinità e di movimento incessante. Egli vedeva l'aria come la forza che animava il mondo e come il principio di ogni cambiamento. Spiegava la trasformazione e la generazione delle cose attraverso i processi di condensazione e rarefazione dell'aria. Quando l'aria si rarefava, diventava fuoco, mentre quando si condensava, diventava progressivamente vento, nuvola, acqua, terra e pietra.

Anassimene credeva che l'universo si formasse attraverso questo processo e che fosse destinato a dissolversi nel principio primordiale, solo per poi rigenerarsi da esso in un ciclo eterno di vita, morte e rinascita.











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